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środa, 2 listopada 2016

Il panorama enologico polacco nel 2016

Le migliori scoperte enologiche polacche degli ultimi mesi


Ci voleva un bel po’ di tempo perché questo articolo si materializzasse. Negli ultimi mesi il panorama enologico polacco è cambiato notevolmente. Più viticoltori, più appassionati dei vini polacchi, più opportunità e… sempre la stessa ostilità da parte di chi governa. Purtroppo gli sforzi dei produttori e le parole, o meglio i portafogli, dei consumatori non sono in grado di convincere i legislatori a migliorare le leggi che regolano la produzione, la vendita e il consumo del vino. Ma per ora basta con le lamentele, in questo articolo sto per presentarvi le mie ultime scoperte enologiche in Polonia.


Cibo polacco e vino polacco, una coppia da ricordarsi!

            Ho sentito più volte da parte degli amici italiani che la cucina polacca è squisita però un po’ pesante per i loro gusti. Ma siamo sicuri? Per chi crede come i miei conoscenti del Bel Paese, propongo di fare un salto a SPOT. di Poznań per assaggiare alcune prelibatezze della cucina polacca affatto pesanti. A giugno il ristorante ha organizzato per la terza volta l’incontro con sidri e vini polacchi. Questa volta è cambiata, però, la forma della degustazione. Accanto ai ventisei migliori bottiglie polacche sono stati presentati cinque piatti che rappresentavano il bello della cucina nostrana. Lo chef, Artur Szwacki, in concomitanza con i due sommelier (Tomasz Kramer e Szymon Maksymowicz) hanno creato la magia attorno alla tavola.

fonte: SPOT.

Uno. Pancetta|Canaderlo|Scalogno. Un pezzo di pancetta arrosta a lungo a bassa temperatura. Bastava un solo gesto con la forchetta perché la carne si sciogliesse. La superficie croccante e il sapore dolce-salato andavano perfettamente d’accordo con lo scalogno soffritto. A questo piatto ci voleva un bicchiere ben scelto. E lo era Czarny Ignac (Ignazio Nero), ovvero uno dei migliori sidri polacchi dell’ultimo anno. Pieno di aromi di miele e mele. La sua acidità “tagliava” la struttura della pancetta e il suo sapore dolciastro perfettamente armonizzava con il gusto di questa.

fonte: SPOT.

Due. Asparagi|Miso|Cioccolato bianco|Pomodori. Siamo nella regione della Grande Polonia, non potevamo farci a meno degli asparagi! Le tradizioni culinarie tedesche hanno per secoli influenzato il panorama gastronomico delle zone ovest della Polonia, non c’è dunque niente di strano, gli abitanti di Poznań amano gli asparagi. Lo chef tuttavia ha riscoperto il loro gusto mettendoli in salamoia e poi rompendo il gusto un po’ acido con il dolce del cioccolato. Il vino giusto per questo piatto? Certo! Il riesling polacco ha spesso delle note tipiche per quelli tedeschi, pieno di agrumi e con acidità elevata.  Il pinot bianco prodotto da Miłosz anche ce l’ha fatta!

fonte: SPOT.

Tre. Salmone|Acetosa|Pastinaca|Mela. Probabilmente per la maggior parte di Voi i due ingredienti all’interno sono completamente sconosciuti. La cucina presentata dallo chef a SPOT. mette le radici nei secoli remoti. Anche se il salmone è presente sulle nostre tavole relativamente da poco, quel giorno l’abbiamo visto circondato dagli ingredienti estremamente polacchi. L’effetto? Basta una parola: miracolo sul piatto. Accompagnato da un bicchiere del Passage 2015 di Equus (chardonnay, solaris, johanniter) il salmone ha fatto vedere il suo lato più bello.

fonte: SPOT.

Quattro. Foie gras|Uva spina|Sambuco nero|Timo. Si suol dire che una coppia perfetta sia il gewürztraminer d’Alsazia con il foie gras. Si suol anche dire che i polacchi non sono delle oche e il suo idioma possiedono. Perché allora non sfidare il classico foie gras con il gewürztraminer polacco? Ideale in quell’occasione sembrava quello di Hiki. Delicato ma allo stesso tempo molto aromatico, di cui le note dolci accompagnavano il piatto con ogni boccone.

fonte: SPOT.

Cinque. Arrosto|Pane di mais|Senape|Lampone|Levistico. Il meglio arriva alla fine. Un pezzo di carne di manzo color rosa, perfettamente cotto ma non stracotto. Sul piatto una composizione di sapori dolci, salati e acidi. Ci si troverà un vino polacco capace di stare al passo con tale ricchezza? Direi di sì. Tra quelli che mi è piaciuto di più nomino solo uno: Red 2014 di Winnica Sama Valley…


…Winnica Sama Valley, ossia abito a pochi passi da un vigneto!

            Quella strada poco frequentata… la conosco a memoria. L’ho percorsa decine di volte in vita mia. Sale rapidamente per poi girare a sinistra d’improvviso. Le nebbie in quel posto sono sempre più dense. Non importa la stagione dell’anno. Il ruscello chiamato Sama crea un microclima insolito. L’umidità qui è notevolmente più alta rispetto agli altri posti nella zona. Le piccole colline all’intorno bloccano i venti e creano una specie di bacino in cui la temperatura è minimamente più alta. Il terreno fertile che finora serviva alla coltivazione del grano, mais e delle verdure. Mai più! È da qui che parte la rivoluzione enologica della Grande Polonia.


            La prima azienda vitivinicola nella regione, Winnica Sama Valley, ha commercializzato la sua prima annata a dicembre 2015. Il proprietario, Tomasz Kudla, aspettava a lungo quel momento. I risultati hanno però superato le aspettative. I suoi vini hanno conquistato i palati dei buongustai della Grande Polonia e oltre. Presto i migliori ristoranti a Poznań hanno contattato Sama Valley per partecipare a questo incredibile successo enologico.
            I bianchi di Sama Valley si caratterizzano per il corpo robusto. La struttura sembra oleosa, si dilegua lentamente nella bocca lasciando gli aromi della frutta tropicale. Il finale ben accentuato, un po’ piccante oppure amarognolo a seconda dell’annata. I rossi, li potete trovare sia nella versione maturata nei botti di rovere che quella intatta da legno. Quei primi sono pieni di frutta rossa fresca e matura, dominano amarene e frutti di bosco. Anche qui parliamo piuttosto dei vini ben concentrati e di corpo ben strutturato. Nella loro versione maturata si sentono inoltre gli aromi di tostatura, espresso forte forte e cioccolato fondente.
            Ma di nuovo sono costretto a dirlo: il meglio arriva alla fine. Gaga è un vino che ha rubato il mio cuore completamente. Leggero, pieno di lamponi, fragole e mirtilli. Vivace, con un’acidità ben disegnata ma che non domina la composizione. Servito a circa 12˚C sembra una soluzione migliore per quella stagione in cui i giorni non sono ancora freddissimi ma le temperature non sono più estive. Viva la Grande Polonia! Viva Sama Valley!



Vino polacco entra nelle case comuni.

            In giro di pochi anni il panorama enologico polacco ha fatto un grande salto. Si produce di più, ma soprattutto si produce di buona qualità che costantemente migliora. A tutto ciò mancava proprio solo un elemento: la promozione adeguata. Adesso tutto comincia a cambiare (anche se lentamente).
            Qualche settimana fa il vino nostrano ha esordito per la prima volta a livello nazionale. Per la prima volta il vino polacco si vendeva in tutta la Polonia a prezzo abbordabile. La collaborazione del gigante tedesco Lidl con un’azienda vitivinicola di Cracovia ha portato le bottiglie polacche sul tavolo del polacco medio. Finora i prodotti enologici della nostra terra costavano troppo per i portafogli della maggior parte della società e, innanzitutto, erano difficili da trovare per chi era in possesso della conoscenza segreta. Con questo passo Winnica Srebrna Góra ha posto la pietra miliare della commercializzazione del vino polacco.

            Infatti, i nostri vini sono ormai ben visibili nei ristoranti e nelle enoteche. E ci sono anche i luoghi in cui il vino polacco non costituisce un altro mezzo per guadagnare i soldi, bensì viene trattato in maniera diversa. Basta nominare già menzionato sopra SPOT. a Poznań. Quest’anno il ristorante insieme all’azienda vitivinicola Winnice Wzgórz Trzebnickich ha rilasciato una serie delle bottiglie del Riesling 2015 numerate. Dentro troverete il vino di ottima qualità che potrebbe competere con quelli tedeschi. Fresco, leggero con acidità elevata. Pieno di sentori di frutta fresca (mele, albicocche, agrumi) con sfondo floreale. Perfetto per gli ultimi giorni con il sole alto…




wtorek, 4 października 2016

Winne Wtorki: co by było gdyby…?

Gaga Winnica Sama Valley Jankowice
           

            Jak będzie wyglądać świat za kilkaset lat? Strefy klimatyczne, jakie są nam znane dzisiaj odejdą w niepamięć. Na skutek nieodwracalnych zmian w przyrodzie wszyscy producenci wina będą zmuszeni skapitulować i przestać tworzyć napój, który znany był ludzkości od tysięcy lat. Trudno to sobie wyobrazić, zwłaszcza jeśli jest się osobą, dla której obecność wina przy posiłku jest zasadnicza (nie licząc doborowego towarzystwa współbiesiadników, rzecz jasna). Do rozważań na temat co by było gdyby winiarstwo miało się skończyć zaprosił nas dziś autor bloga Enoeno.
            Jeśli Ziemię nawiedziłby kataklizm, a wy moglibyście uratować tylko jedną odmianę, co by to było? Czy wybralibyście egoistycznie - to, co najbardziej lubicie, ekonomicznie - to, co najlepiej się sprzedaje, altruistycznie - to, co daje najwięcej zatrudnienia, czy może odmianę, z której można wyczarować najwięcej stylów, a nawet kolorów. A może jeszcze inaczej? Tak dokładnie brzmiało polecenie zadania na dziś. Sławek jak widać, stawił przed nami niecodzienne wyzwanie i zmusił nasze szare komórki do odrobiny wysiłku. Przygotowania do dzisiejszego Winnego Wtorku nie mogły skończyć się na wyprawie  do sklepu i otworzeniu zakupionej butelki w celu jej zdegustowania. Trzeba było rzeczywiście wysilić zwoje mózgowe, zejść do piwniczki pełnej skarbów i rzucając okiem to tu, to tam wybrać którąś z okurzonych butelek. A potem jeszcze uzasadnić, dlaczego wybrało się akurat tę, a nie inną.
            Przez ponad miesiąc, od kiedy znany mi był temat dzisiejszego Winnego Wtorku, chodziłem po sklepach i robiłem porządki w piwnicy szukając tej właściwej butelki. Tej, którą warto byłoby ocalić od zagłady. Sangiovese? Krew Jowisza to dobra odmiana. Jedna z najważniejszych nie tylko we Włoszech, ale i na świecie. Ale czy ten szczep zaspokoiłby gusta wszystkich klientów po zagładzie? Nie, sangiovese odpada… Kandydatów było więcej, każdy jednak z jakiegoś powodu został przeze mnie odrzucony. Możecie sobie wyobrazić ostatnie tygodnie i mętlik, jaki panował w moich winiarskich notatkach. Od odmian włoskich, które pokochałem przez pasję do Italii, przez te międzynarodowe, które wydają się być naturalnie predysponowane do zajęcia wszystkich siedlisk po zagładzie, aż po… No właśnie, po co? Już miałem się poddać, gdy w ręce wpadła mi butelka z winnicy znajdującej się kilka kilometrów od mojego domu. Gaga.
            O hybrydach krążą różne opinie, przeważają te negatywne. Trudno nie zgodzić się z większością z nich, nawet jeśli polscy producenci w ostatnich latach udowodnili, że i z mieszańców można wyczarować niesamowite wina. Dlaczego zatem chciałbym ratować jedną z nich, a dokładniej regenta, bo o nim mowa? A to właśnie za sprawą wina Gaga, w którym wspomniany szczep objawił mi się pod postacią dotąd nieznaną, lekką, zwiewną… idźmy jednak po kolei.
            Na tegorocznej degustacji win w poznańskim SPOT. miałem okazję zetknąć się z winem z Winnicy Sama Valley po raz pierwszy. Czerwony regent był dla mnie jednym z objawień tego spotkania z winami polskimi. Nawet jeśli beczka w tym winie zdecydowanie przykrywała nieśmiały owoc, gdzieś w tyle głowy buzowała myśl: „ta butelka powstała kilka kilometrów od mojego domu!”. Potem były odwiedziny w Jankowicach. Już wtedy przekonałem się, że Sama Valley zaskoczy mnie jeszcze nie raz. Pierwszym z tych zaskoczeń okazało się Gaga. Delikatna i niezbyt intensywna purpurowa barwa. Nos przepełniony owocami leśnymi przykrytymi bitą śmietaną, dominują świeże truskawki i konfitura z jagód. W ustach znów delikatne nuty owoców leśnych. Świeżych, takich prosto z lasu okrytych jeszcze poranną rosą. Rześkie i potoczyste, krótko mówiąc. Czymże byłoby jednak to wino bez swojego finiszu? Zadziornego, pieprzno-goryczkowego, który stawia kropkę nad „i”… I to jest wino, które chciałbym pić, gdy nie byłoby już żadnego innego.

Nazwa: Gaga
Producent: Sama Valley Winnica Jankowice
Miejsce zakupu: otrzymane od producenta
Cena:
Rodzaj wina: czerwone, wytrawne
Ocena: 




Inni wtorkowicze napisali:

wtorek, 27 września 2016

#LaCucinaItaliana – risotto alla milanese

Risotto po mediolańsku i polsko-włoskie zmagania w kieliszku


Teorii mówiących o początkach risotto alla milanese jest wiele. Większość z nich możemy spokojnie włożyć między bajki. Niektóre wydają się jednak kryć w sobie ziarnko  prawdy. Inne za sprawą źródeł pisanych, zdają się być bliżej prawdy aniżeli by się to z początku zdawało. Jedna z najbardziej prawdopodobnych historii dzieje się w 1574 roku, a dokładniej 8 września tegoż roku (znaczyłoby to, że nie tak dawno temu powinniśmy byli świętować 442 rocznicę narodzić risotto po mediolańsku!). Flamandzki malarz Valerio di Fiandra, który pracował wówczas przy witrażach słynnego Duomo di Milano (swoja drogą wciąż nieukończonego), miał manię dodawania do każdego koloru odrobiny szafranu, aby ten stał się nieco żywszy i cieplejszy. Malarz znany był z tego na tyle, że zyskał sobie przydomek Zafferano (Szafran).
Jak chce legenda (a może prawdziwa historia?) artysta, nie wiedzieć czemu, być może dla żartu, podczas wesela swojej córki dodał do risotto odrobiny szafranu (w tamtych czasach risotto alla milanese przygotowywane było bez tej drogocennej przyprawy). Złocisty kolor risotto zachwycił gości, a symboliczny wyraz tej barwy wręcz idealnie wpisał się w święto z okazji zaślubin córki Fiandra. Legenda? Historia prawdziwa? Trudno polemizować ze zwolennikami tej czy innej teorii. Faktem pozostaje, że risotto alla milanese jest dziś jednym z najbardziej rozpoznawalnych dań włoskich na świecie.

Składniki dla 6 osób:
·       400g ryżu carnaroli
·       ok. 75-100g szpiku kostnego
·       1 duża cebula
·       100g tartego sera Grana Padano
·       1l bulionu wołowego
·       oliwa
·       100ml białego wina wytrawnego
·       sól
·       pieprz
·       szafran


Podobnie jak w przypadku opisywanej przeze mnie ostatnio caponaty, risotto alla milanese nie ma jednej, oficjalnej i niezmiennej wersji. W większości przepisów jako składnik pryncypialny (nie licząc ryżu i szafranu) pojawia się szpik kostny. W innych tłusta kiełbasa na wzór piemonckiej salam d’la duja (skojarzenia z Panissa alla vercellese jak najbardziej usprawiedliwione), w jeszcze innych mięsną „wkładkę” zastępuje się smalcem. Podaję przepis na wersję ze szpikiem, bowiem ta pojawia się w źródłach pisanych oraz w mediolańskich restauracjach najczęściej.
Nasuwa się Wam zapewne pytanie skąd w Polsce wziąć szpik kostny. Nic prostszego. Kupujemy pokaźnych rozmiarów golonkę. Gotujemy ją, po czym z łatwością wyjmujemy zeń kość. Przy pomocy tasaka rozcinamy kość i wyciągamy z niej szpik. Jeśli golonka Wam nie w smak, a tym bardziej szpik kostny, zrezygnujcie z tej opcji i spróbujcie zrobić risotto alla milanese na smalcu bądź słoninie.
Na patelni rozgrzewamy szpik/smalec/tłustą kiełbasę. Gdy tłuszcz nabierze temperatury dorzucamy pokrojoną w drobną kostkę cebulę. Ta ostatnia musi się jedynie zeszklić, w żadnym wypadku przysmażyć. Kolejno dodajemy na patelnię ryż i obsmażamy go przez kilka chwil. Całość podlewamy kieliszkiem białego wina wytrawnego. Po tym jak alkohol odparuje dodajemy co jakiś czas bulionu wołowego. W niewielkiej porcji gorącego bulionu rozpuszczamy szafran. Roztwór dodajemy do risotto na końcu.
Zdejmujemy naczynie ze źródła ciepła. Wsypujemy tarty ser Grana Padano, doprawiamy solą oraz pieprzem i mieszamy dokładnie. Risotto jest już samo w sobie dość treściwe i tłuste, ale odrobina masła na sam koniec nada mu kremowej konsystencji. Risòtt giald gotowe! Skonfrontujmy je z winami…


Jeden. Zgodnie z regułami sztuki zaczniemy od wina białego, Sama Valley White Dry 2015. Bardzo jasna, złocisto-słomkowa barwa korespondująca ze złocistym kolorem risotto. W nosie dużo egzotycznych owoców, trochę nut zielonych. Aromat rześki i przyjemny. W ustach podobnie; dość dużo ciała (jeszcze jedna cecha wspólna z daniem na talerzu), ale mimo wszystko wino zaliczyłbym do tych orzeźwiających. Pomimo, że samo w sobie robi duże wrażenie, jego aromaty nie zgrywały się z tłustym, pachnącym zwierzęcymi nutami (chociaż ugotowanego bez mięsa) risotto. Nuty egzotycznych owoców w połączeniu z oleistą strukturą szukać mogłyby kompana w tłustej rybie, nawet takiej usmażonej na maśle.


Dwa. Była polska biel, będzie włoska czerwień. Wino z sąsiadującego z Lombardią Piemontu, Barbaresco Manfredi. Suknia dość jasna, niezbyt intensywna, w tonacjach ciepłych czerwieni. Widoczna ewolucja wina przy krawędziach kieliszka (ceglana obwódka). Nos z początku skryty, ubogi rzec by się chciało. Po dłuższej chwili się otwiera. Czereśnie, wiśnie, takie mocno dojrzałe. Kora cynamonowa, tytoń i trochę skóry. Ładny balans. W ustach zaskoczenie, wino wciąż żywotne i pełne dojrzałych tanin, które idealnie przecinają tłuste risotto alla milanese. Kwasowości jedynie mogłoby być nieco więcej, aby lepiej kontrastować danie. Zarówno pod względem struktury, jak i aromatów w kieliszku i na talerzu panuje względna harmonia.
Z dwóch win zdecydowanie lepiej wypadło w tym zestawieniu Barbaresco Manfredi. Taniny i pewna dawka kwasowości ładnie przecinały tłuszcz, na którym bazowało risotto. Chociaż danie pozbawione było mięsa, nie brakowało w nim jego aromatów. Dobrze z nimi korespondowały beczkowo-owocowe aromaty wina. W przypadku Sama Valley, chociaż jest ono winem bardzo smacznym, brakowało jedności aromatycznej. Owocowe, świeże nuty brzoskwiń, mango czy ananasa nie pasowały do zwierzęcych aromatów żółtego risotto.
Więcej o serii wpisów #LaCucinaItaliana szukajcie na portalu Facebook wpisując hashtag lub na profilu Italianizzato. A w następnym wpisie… Przekonacie się już niebawem!

Partnerami serii wpisów #LaCucinaItaliana są:




Barbaresco Manfredi otrzymałem od Faktorii Win.
Sama Valley White Dry otrzymałem od producenta.



wtorek, 26 lipca 2016

Winnica Sama Valley Jankowice

Campanilismo alla polacca


Lokalna droga, którą znam na pamięć i którą przejeżdżałem już kilkadziesiąt razy w moim życiu. Niewielkie wzgórze, które znam na wylot przede wszystkim dlatego, że zaraz za nim znajduje się wybijający zakręt wymagający od kierowcy szczególnej ostrożności. Mgły unoszące się tuż za zakrętem i wzgórzem również są mi dobrze znane. Jankowice. To właśnie tu znajduje się pierwsza winnica w Wielkopolsce.


Panie, tu nie ma żadnej winnicy

            Było nieco chłodne czerwcowe popołudnie. Słońce powoli znikało za wzniesieniem. Skuter nie podołał na polnej drodze i musiałem pchać go przez kilkadziesiąt metrów. Rzeczka Sama przepływała z mojej lewej strony, oddzielał mnie od niej pas drzew i niewielkie wzniesienie. Z prawej strony natomiast jak okiem sięgnąć były tylko pola uprawne. Doszedłem do pierwszego domostwa. Usłyszałem dźwięk kosy spalinowej, który po chwili ucichł. Skorzystałem z okazji i podszedłem do starszego mężczyzny, który akurat zmieniał żyłkę w głowicy kosy.
- Dzień dobry, słyszałem że gdzieś tu w okolicy jest winnica, niewielka, w dolinie rzeki Sama.
- Panie, tu nie ma żadnej winnicy. – Odpowiedział mężczyzna patrząc na mnie jakbym urwał się z choinki.
- To jest rzeka Sama? – Zapytałem wskazując na wąski strumień przepływający tuż obok nas.
- Tak.
- Jesteśmy jeszcze w Jankowicach?
- Tak.
- To gdzieś tu powinna znajdować się winnica, Sama Valley się nazywa.
- Panie, mieszkam tu od urodzenia, od kiedy pamiętam tu nigdy winnicy nie było, na pewno nic pan tu nie znajdziesz. – Uciął mężczyzna w momencie, kiedy skończył zmieniać żyłkę. Odpalił kosę ponownie i wrócił do pracy. Rozmowę uznałem za zakończoną.



Włosi mówią na to campanilismo

            Po raz pierwszy nazwę Sama usłyszałem jeszcze w szkole podstawowej. Piesze wycieczki, na trasie których znajdowały się lokalne zabytki i pomniki przyrody szybko wyparowały z pamięci, ale niektóre hasła pozostały. Na długi czas o rzece (chociaż chyba lepiej byłoby używać w tym wypadku formy zdrobniałej, rzeczce) Sama zapomniałem. Usłyszałem o niej ponownie podczas tegorocznej degustacji komentowanej polskich win i cydrów w poznańskim SPOT.
            Winnica Sama Valley, Jankowice. Wino czerwone wytrawne podane do rostbefu w towarzystwie kukurydzianego pieczywa, musztardy, maliny i lubczyku. W takim połączeniu nie wybijało się ono ponad resztę konkurentów. Próbowane jednak solo, już bez kulinarnych akompaniamentów, wzbudziło moje zainteresowanie. Dębowe nuty są rzeczywiście zauważalne, ale pojawiają się również aromaty dojrzałych wiśni, kory cynamonowej, przypraw, a nawet eukaliptusa. I nic nie szkodzi, że brakuje tu odrobiny ciała. To przecież wino z Jankowic!
           


Toskania w sercu Wielkopolski

W dolinie rzeki Sama mgły unoszą się nie tylko jesienią. Nawet podczas letnich miesięcy, wczesnymi rankami, rzeczka spowita jest szarą zasłoną, która wraz ze słońcem unosi się leniwie ku górze. Dociera do najniżej położonych winnych krzewów, aby ostatecznie osiąść na trawie i liściach winorośli, a następnie wyparować wraz z pierwszymi mocniejszymi promieniami słońca.
Położona na stoku o niewielkim nachyleniu, sąsiadująca z polami uprawnymi oraz małym dębowym lasem winnica znajduje się w niecce. Okoliczne wzniesienia wystawione są na działanie warunków atmosferycznych, ale nie winorośle. One otulone są mgłą oraz wspierane przez słońce, które w tym zagłębieniu grzeje jakby mocniej. Takie usytuowanie winnicy jest jednak również przyczyną problemów. Mgła docierająca tu znad Samy pozwala utrzymać odpowiednią wilgotność gleby, ale jednocześnie faworyzuje rozwój chorób roślin. Cieplejsze o 2-3˚C powietrze w winnicy wspiera dojrzewanie gron, ale duża koncentracja cukrów w owocach powoduje problemy związane z nadmiernym stężeniem alkoholu w winie. Właściciel Sama Valley, pan Tomasz Kudla, próbując stawić czoła tym wyzwaniom, podkreśla, że praca w winnicy to praca na żywym organizmie i ciągle się uczy.
Opisane położenie nasadzeń ma jeszcze jedną zaletę. Winorośle są ukryte przed niekorzystnymi warunkami naturalnymi oraz… niepożądanymi oczami ciekawskich. Jak mówi sam właściciel, od 2010 roku, kiedy to powstały pierwsze nasadzenia, najwięcej szkód spowodował tak zwany czynnik ludzki. Część miejscowej ludności, dla której winnica nie jest powodem do chluby, a jedynie kolejnym miejscem, z którego można by coś „pożyczyć”. Urzędy i organizacje, które nie znają przepisów, ale są skore do kontrolowania i wypisywania mandatów. Prawo, które tworzą ludzie nie mający najmniejszego pojęcia o pracy w winnicy. Dzika zwierzyna, czy choroby to najmniejszy problem w Sama Valley. Z tym można sobie poradzić wsłuchując się w rytmy natury.



Wielkopolska precyzja w winiarskiej odsłonie

            Jakość, dbałość o szczegóły, najwyższej klasy sprzęt i wyposażenie. Wszystko to przy poszanowaniu przyrody i tradycji. Nie winiarskich, bo takich w Wielkopolsce ze świecą szukać. Rodzina pana Tomasza od zawsze związana była z pracą na gospodarstwie. Naturalnym przedłużeniem tych tradycji stała się Sama Valley, która jest przedsięwzięciem rodzinnym.
            Sprzęt używany w winnicy zakupiono w krajach, które specjalizują się w produkcji wina od lat. Zarówno maszyny służące podczas prac przy samych winoroślach, jak i te znajdujące się w przetwórni są na najwyższym poziomie. O utrzymanie ich w należytym porządku dba właściciel osobiście. Butelki, korki, etykiety, a nawet kartony, do których trafiają wina są kolejnym dowodem na obecność wielkopolskiego porządku sygnowanego hasłem ordnung muss sein.
Nie inaczej jest z samymi winami. Pan Tomasz czekał ponad 5 lat zanim zdecydował się na sprzedaż swoich win. Chciał zaoferować klientom wina, których nie musiałby się wstydzić. Wina, które swoim smakiem i aromatem pomogą mu w dalszym rozwoju winnicy, a z których pokłosiem nie musiałby w przyszłości walczyć.


Sama Valley tworzy historię

Sama Valley to pionier pod wieloma względami. Pierwsza winnica w Wielkopolsce. Pierwszy hektar Solarisa i Regenta, który z czasem ma się rozrastać (w planach powiększenie winnicy być może nawet do 8ha). Pierwsze duże plany związane z uprawą winorośli w tym regionie. To tylko kolejny znak potwierdzający tezę wielokrotnie już powtarzaną: winiarstwo w Polsce ma sens i perspektywy. A od teraz można lansować kolejną tezę: winiarstwo w Wielkopolsce ma sens i perspektywy!



Artykuł opisujący wina z Sama Valley zostanie opublikowany w najbliższych tygodniach.
Artykuł na temat Sama Valley w wersji włoskiej niebawem.

Wina z Winnicy Sama Valley w Jankowicach można kupić między innymi w lokalach grupy City Park, Country Park w Gaju, winiarni Pod Czarnym Kotem, SPOT., restauracji Figaro, restauracji Ratuszova.